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ADRIANO GALLEVI, Obesita’ e dintorni

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, in genere a causa di un’alimentazione scorretta e di una vita sedentaria. Alimentazione e attività fisica sono comportamenti fortemente influenzati dalle condizioni sociali, economiche e culturali. Sfatando un luogo comune abbastanza diffuso, l’obesità non è un “problema dei ricchi”. O almeno, non solo: le fasce di popolazione più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico tendono infatti a consumare più carne, grassi e carboidrati, piuttosto che frutta e verdura, e a curare meno la propria immagine e il benessere fisico.

Obesità e sovrappeso sono condizioni associate a morte prematura e ormai universalmente riconosciute come fattori di rischio per le principali malattie croniche: malattie cardiovascolari, ictus, diabete, alcuni tumori (endometriale, colorettale, renale, della colecisti e della mammella in post-menopausa), malattie della colecisti, osteoartriti.

Altri problemi di salute associati a un eccesso di peso corporeo sono: ipertensione, ipercolesterolemia, apnea notturna e problemi respiratori, asma, aumento del rischio chirurgico, complicanze in gravidanza, irsutismo e irregolarità mestruali.

Un problema particolarmente grave è quello dell’insorgenza dell’obesità tra bambini e adolescenti, esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta, ma anche disturbi dell’apparato digerente e di carattere psicologico.

Inoltre, chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto: aumenta quindi il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio di natura cardiovascolare (ipertensione, malattie coronariche, tendenza all’infarto) e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.

La classificazione della popolazione in base al peso viene fatta utilizzando l’indice di massa corporea (Bmi = body mass index, secondo la definizione americana), considerato il più rappresentativo della presenza di grasso corporeo in eccesso. Il Bmi si calcola secondo la formula seguente:

Bmi = peso (in kg)/quadrato dell’altezza (in metri).

Le classi di peso indicate dal Bmi sono:

< 18,5: sottopeso

18,5 – 24,9: normopeso

25 – 29,9: sovrappeso

> 30: obesità.

IL DIABETE DI TIPO 2 DELL’ETA’ ADULTA

Almeno così era un tempo: oggi si manifesta in soggetti sempre più giovani ed anzi il 45% dei nuovi casi viene diagnosticato in ragazzi di meno di 16 anni.

Il diabete di tipo 2 è la forma più comune di diabete ed è caratterizzato da disordini dell’azione e della secrezione  insulinica, ciascuno dei quali può essere la caratteristica predominante.  Entrambi sono di solito presenti nel momento in cui questa forma di diabete si manifesta clinicamente. Il diabete mellito di questo tipo era precedentemente definito diabete mellito non insulino-dipendente o diabete ad insorgenza nell’adulto. È un termine usato per soggetti che abbiano un deficit relativo (anzichè assoluto) di insulina. Le persone con questo tipo di diabete sono spesso resistenti all’azione insulinica. Almeno all’inizio, e spesso lungo tutto il corso della vita, questi soggetti non hanno bisogno del trattamento insulinico per la sopravvivenza. Questa forma di diabete resta frequentemente non diagnosticata per molti anni, poiché  l’iperglicemia non è severa al punto da dare sintomi evidenti di diabete. La maggioranza  dei pazienti con questa forma di diabete è obesa e l’obesità in sé causa o aggrava l’insulino-resistenza. Molti di coloro che non sono obesi, secondo i criteri tradizionali, possono avere un aumento della percentuale di grasso corporeo localizzato nella regione addominale.

Il diabete di tipo 2 è la prima causa di cecità negli Stati Uniti.

Tecnicamente le cose stanno così: Le cellule del corpo diventano resistenti all’insulina. Quest’ormone agisce, di norma, come chiave che permette agli zuccheri di entrare nelle cellule; il che è essenziale per il loro funzionamento. Quando le cellule fanno resistenza, il pancreas deve raddoppiare gli sforzi per produrre più insulina e forzare il passaggio degli zuccheri nelle cellule. Col passare del tempo, il pancreas si logora. Il tasso di zucchero nel sangue aumenta. E compare il diabete di tipo 2 che divora il sistema nervoso del paziente il quale è costretto a uno stato di sofferenza permanente, con un sistema immunitario che, come per l’AIDS, diventa sempre più fragile ed inefficace e mette il malato alla mercè della più leggera forma d’infezione.

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