Antichi e forti, veri e propri monumenti di legno e foglie: sono i Patriarchi verdi, da secoli (a volte millenni) silenziosi testimoni dello scorrere della storia e delle nostre vite, miracolosamente sopravvissuti alle trasformazioni operate dall’uomo sul territorio e ad ogni avversità naturale, capaci di adattarsi con tenacia all’ambiente in cui sono nati e di diventare straordinari esempi di maestosa longevità.

La Regione Emilia Romagna li protegge fin dal 1997, e dal 2013 una legge dello Stato ne prevede il censimento a scopo di tutela, riconoscendone sia il valore sia ambientale che culturale, in quanto testimonianza di un paesaggio, di un ecosistema, di un uso del suolo e quindi di un preciso periodo storico. Gli esemplari ad oggi sotto tutela nella nostra regione sono 532, un terzo dei quali è rappresentato da filari, gruppi o boschetti. Tra questi, alcuni sono ormai così conosciuti da essere anche oggetto di aneddoti o leggende ed avere meritato un nome proprio; è il caso della nostra “Quercia cannibale”   così chiamata perché si racconta che attorno a lei crescessero molti altri arbusti e alberelli, che col passare del tempo sono stati sopraffatti, incapaci di competere con l’eccezionale vigoria della pianta.

La nostra Quercia in realtà è un Quercus pubescens della probabile età di oltre 400 anni e dal tronco di 5 metri di circonferenza, che si trova a Montalto nella vallata di Premilcuore.

Il grande albero è una presenza che richiama l’attenzione, la sua imponenza non passa certo inosservata ma qualifica il territorio e svolge una insostituibile funzione ecologica, offrendo un ambiente di vita e di rifugio a numerose creature ( compresi i nostri escursionisti, che riposano all’ombra dell’immensa chioma ! ).

Ogni albero, e ancor più ogni Patriarca verde, merita tutto il nostro rispetto, e la cura che si deve a chi viene da tempi tanto lontani; ma le leggi purtroppo a volte non bastano, e infatti la visita prevista ad una vicina Vite secolare non può essere effettuata perché è stata abbattuta dai proprietari della casa; sarebbe necessaria quindi una capillare opera di sensibilizzazione rivolta a proprietari e cittadini perché ne riconoscano il valore e ne diventino custodi attenti.

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