Nel quartiere ‘Rimini Ausa Park’, un’area di recente riqualificazione comprende una serie di grandi parchi urbani, creati lungo l’antico corso del fiume Marecchia e del torrente Ausa, oltre ad aree commerciali, residenziali, parchi e giardini di quartiere.

Di fronte al nuovo Palacongressi, Daniele Bilancioni – responsabile dell’omonima azienda realizzatrice della sistemazione a verde – ci guida nella visita all’area antistante il Conad Superstore, premio ‘Echotechgreen Award 2018’.

L’edificio commerciale e direzionale, e il grande parcheggio sotterraneo, si integrano nell’area verde che le circonda, formata da un insieme di aiuole pensili e da un grande giardino verticale, il secondo più grande d’Europa, di circa 1000 mq.

Daniele Bilancioni ci descrive le numerose difficoltà incontrate durante la realizzazione del giardino, dovute alla natura argillosa del terreno ed alla stagione piovosissima in cui sono iniziati i lavori di piantumazione; nelle aiuole pensili sono stati utilizzati per lo più arbusti, tra cui Lonicera nitida, Rosmarini prostrati, Melograni, Nandina domestica.

La parete verde invece è formata da grandi moduli prodotti da una ditta specializzata e coltivati in vivaio direttamente in posizione verticale. Ci viene spiegato che in fase di realizzazione, su un supporto metallico portante rivestito da un telo in pvc, si inserisce uno strato di feltro, che sostituisce il terreno di coltura su cui vengono collocate le piante; l’acqua e il fertilizzante a rilascio controllato scorrono nel supporto, controllati da un timer elettronico.

Le essenze usate in questo giardino verticale sono soprattutto Geranium, Erigeron, Campanula muralis, Heuchera, Festuca, Santolina, Edera ecc.

A noi alcune scelte non sono sembrate del tutto appropriate, considerando il fatto che alcune specie avranno uno sviluppo più rigoglioso, e crescendo prenderanno il sopravvento sulle altre, che forse col tempo andranno sostituite. Anche il vivaista ha condiviso le nostre perplessità, e ci ha spiegato le problematiche connesse alla manutenzione di questa opera i cui costi sono piuttosto elevati.

L’effetto estetico finale è tuttavia immediato e indubbiamente molto gradevole, soprattutto quando le piante sono in fiore; e non vanno dimenticati la mitigazione climatica a favore dell’edificio su cui poggia l’opera, l’abbattimento delle polveri, la produzione di ossigeno a scapito del biossido di carbonio, e non ultima la riduzione dell’inquinamento acustico.

In tarda mattinata visitiamo la nuova sistemazione paesaggistica della Piazza sull’acqua nei pressi del ponte di Tiberio, e la passerella ciclopedonale galleggiante adiacente il ponte, che si sono aggiudicati il premio  internazionale “City Brand&Tourism Landscape Award ” per la categoria City Landscape, dedicata alla riqualificazione paesaggistica degli spazi urbani, al verde nella città e pianificazione urbana.

Il progetto, curato dall’architetto Maria Luisa Cipriani , è stato seguito e coordinato dall’Amministrazione Comunale di Rimini; la Direzione lavori è stata condotta dagli Uffici tecnici comunali in collaborazione con Anthea, società in house del Comune di Rimini che si occupa di servizi relativi alla manutenzione e gestione del territorio.

Un luogo periferico e trascurato – racconta l’arch. Cipriani – in un animato quartiere storico della città, il borgo San Giuliano,  è stato valorizzato e trasformato in un luogo d’incontro aperto alla popolazione. Il parco è infatti entrato ben presto nelle abitudini degli abitanti e dei turisti, che lo frequentano non solo in occasione delle numerose manifestazioni che ospita, ma anche in vari momenti della vita quotidiana, per passeggiare a bordo dell’acqua, per leggere su una panchina o fare jogging.

La suggestiva definizione di “Piazza sull’ acqua” si motiva in tutta evidenza grazie alla conformazione ad anfiteatro naturale dei due declivi verdi, rimaneggiati a gradoni, corredati da sedute e percorsi, e da una passeggiata a pelo dell’acqua lungo tutto il bordo del bacino.

Al centro della scena, nell’immaginario palcoscenico acquatico, sta il grandioso ponte romano ancora percorso dalle auto, sul tracciato originario della via Emilia, di cui segna l’inizio.

Insieme all’arch. Bastianelli – responsabile dell’Unità Qualità urbana e Verde pubblico del comune di Rimini – oltrepassiamo il ponte e raggiungiamo la passerella galleggiante, che poi percorriamo insieme, attraversando il braccio d’acqua fino alla riva opposta. In questa zona della città, precedentemente esclusa dalla viabilità ciclopedonale in direzione mare, sono state realizzate alcune delle soluzioni ideate circa 50 anni fa dall’arch, V. Viganò, riorganizzando la circolazione e rendendo utilizzabile la rete dei percorsi di ingresso e raccordo con gli altri percorsi ciclo-pedonali, che la collegano con le strade che scendono dalla Valmarecchia, e che attraversano la città lungo l’antico alveo del fiume, fino a raggiungere il mare.

La passerella galleggiante è dotata di un sistema che permette di sganciarla rapidamente nel caso in cui sia in arrivo una ondata di piena.

Dall’altra parte il pittoresco e popolare borgo San Giuliano, pieno di negozietti, luoghi di ritrovo, ristoranti tipici ed osterie.

Dopo un piacevole pranzo in un locale molto informale ci spostiamo sulla spiaggia di Rimini, dove Ivano Zecchini di Studio Pampa ci introduce, con l’aiuto del materiale informativo, al progetto pilota, che si è avvalso anche della consulenza botanica di Mario Mariani, noto vivaista lombardo.

Innanzitutto Ivano pone l’accento sulle problematiche poste dall’ambiente marino, ovvero la continua azione di erosione delle dune, l’aerosol salmastro e le particelle di sabbia che si depositano sui tessuti vegetali, le temperature invernali, che uniscono all’umidità persistente i venti freddi provenienti da nord, e per contro le elevate temperature estive.

Il susseguirsi delle dune a partire dall’ultima – racconta Ivano – è una vera e propria narrazione botanica, in cui la sequenza vegetale cambia, procedendo dalla battigia fin verso il lungomare. Nella prima duna la vegetazione spontanea più resistente all’ambiente marino è quella che ancora si può trovare nelle poche aree marine ancora intatte; tra queste vi sono essenze di indubbio valore estetico, come Eryngium maritimum, Elymus arenarius, Cineraria marittima, Ammophila littoralis ed altre.

Nelle dune successive, un po’ meno esposte all’azione diretta del mare, sono collocate piante tipicamente usate per decenni dai gestori degli stabilimenti balneari (Canna indica, Gazania, Carboprotus edulis ecc).

Nell’ultima duna vengono introdotte altre specie ancora poco conosciute e utlizzate, frutto della più recenti selezioni vivaistiche, che si auspica diventeranno la vegetazione della spiaggia del domani: Cistus, Festuca glauca, Phormium, Miscanthus, Salvia greggii, Helychrisum italicum, ecc.

Lunghe sedute curvilinee accompagnano il profilo delle dune ed invitano alla sosta.

Il progetto è paesaggisticamente inserito in modo consono all’ambiente del litorale romagnolo, un luogo difficile e complesso che richiede soluzioni e scelte botaniche compatibili con la vocazione turistica del luogo, sottoposto nei mesi estivi ad una notevole pressione antropica e, nel periodo invernale, a condizioni climatiche sfavorevoli

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