La gita inizia con una fruttuosa puntata a Montichiari,  al vivaio Zanelli specializzato in erbacee perenni, e successivamente ci porta a Paratico (Bs) sul lago d’Iseo, al ‘Parco delle Erbe Danzanti’, un recente intervento paesaggistico progettato per creare un collegamento verde fra la cittadina ed il lago, valorizzando la riva, il contesto lacustre circostante e rendendo il lungolago uno spazio vivibile e frequentato – anche per la balneazione – da abitanti e turisti.

Il parco, inaugurato nel 2010 e progettato dall’architetto Cristina Mazucchelli, si estende in un’area di circa 8.000 mq, ed è disegnato da percorsi pedonali e ciclabili che seguono il tracciato di una vecchia linea ferroviaria dedicata al trasporto merci. Le linee rette dei camminamenti delimitano un reticolo di riquadri che si susseguono ritmicamente, creando ‘stanze’ o aiuole verdi, caratterizzate da uno stile informale e naturalistico.

Le essenze erbacee o arbustive, dalle fioriture scalari durante l’anno, si mescolano alle sagome morbide e fluttuanti delle graminacee, che si agitano al minimo soffio di vento proveniente dal lago : le erbe danzanti !

8 vasche rettangolari in corten, disposte diagonalmente quasi ad invitare il visitatore a spostare lo sguardo verso il lago, contengono a stento l’esuberanza della Gaura Lindheimerii in fiore, leggera, vaporosa e…danzante!   Su un pergolato in legno e sull’arco di metallo si intrecciano rose bianche e viti; più in là due vasche bordate di lastre di pietra, popolate da ninfee bianche, ripropongono in miniatura i quadri offerti dalla vista del lago lungo le sue sponde.

Per consentire la sosta, nei diversi angoli del parco sono collocate panche dal design contemporaneo, semplici parallelepipedi composti da legno lamellare e ferro; i percorsi sono composti da pietra di Luserna, porfido e ghiaia, materiali semplici che rievocano le suggestive tracce di archeologia industriale.   Il parco è un felice esempio di gestione del territorio, capace di coniugare sapientemente passato e presente, ambiente naturale e ambiente urbano a beneficio dei cittadini, un positivo modello culturale per altre amministrazioni comunali.

Sulla sponda meridionale del Lago d’Iseo si trova la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, un parco naturale dichiarato “Zona umida di importanza internazionale” e considerato un’area prioritaria per la biodiversità nella pianura padana lombarda. Ciò si deve alla varietà di habitat e di specie vegetali e animali acquatico-palustri di interesse comunitario, presenti nel territorio – rare o a rischio di estinzione in Lombardia e in Italia – un ecosistema unico e dal fragilissimo equilibrio.

Si tratta di un’area di 360 ettari, composti prevalentemente da canneti, specchi d’acqua e laghi profondi fino a 10/15 metri, risultato di decenni di escavazione ed estrazione della torba.  Questo materiale di origine organica si forma nel corso di migliaia di anni per deposito di resti vegetali che, a causa dell’acidità dell’ambiente paludoso, non possono decomporsi interamente. Nei secoli scorsi venne utilizzato come alternativa più economica al carbone per il riscaldamento delle abitazioni, avendo una resa calorica superiore al legno; dalla metà dell’800 inizia lo sfruttamento intensivo del giacimento, allo scopo di fornire energia per l’economia della zona – principalmente filande e fornaci – e come combustibile per i treni di una linea locale, attiva fino alla prima guerra mondiale.  L’estrazione cessò completamente intorno agli anni ’50, periodo in cui il paesaggio industriale e urbano della zona – e con esso quello naturale e floro-faunistico – subì un drastico mutamento.

Allo scopo di preservare quanto rimane di questo ambiente delicato, nella riserva si possono seguire esclusivamente percorsi pedonali attrezzati lungo il perimetro della torbiera, passerelle di legno e punti di avvistamento per ammirare da vicino gli uccelli che vi abitano e nidificano, compiendo un percorso circolare di circa 4 chilometri .

La flora è influenzata da vari fattori, in particolare dalla profondità dell’acqua: nelle acque abbastanza profonde, si rinvengono specie radicanti sul fondo quali la vallisneria (Vallisneria spiralis), la peste d’acqua comune (Elodea canadensis), il millefoglio d’acqua (Myriophyllum spicatum). In acque di media profondità la vegetazione è formata da specie tappezzanti, come la lenticchia d’acqua (Lemna spp.), e/o da specie vistose a foglie galleggianti ma con radici ancorate al suolo, come la ninfea bianca (Nymphaea alba) e quella gialla (Nuphar lutea). In questo ambiente, in alcune zone, si rinviene una curiosità, l’erba vescica delle risaie (Utricularia australis), specie acquatica e carnivora dai fiori giallo oro

Nelle acque basse e presso le rive la formazione tipica e più diffusa è quella dominata dalla cannuccia di palude (Phragmites australis), talvolta preceduta da cortine di tife (Typha latifolia e T. angustifolia) e giunchi di palude (Schoenoplectus lacustris).

Nelle aree periodicamente inondate a ridosso del canneto, è presente una vegetazione a grandi carici (Carex spp) salcerella, dai vistosi fiori rosa porpora (Lythrum salicaria), caglio delle paludi (Galium palustre) giaggiolo acquatico o iris giallo (Iris pseudacorus)

Le specie arboree sono quelle tipiche del bosco igrofilo, e quindi salici, pioppi e ontani.
Nel territorio non mancano le specie esotiche invasive, come l’indaco bastardo (Amorfa fruticosa) e la pioggia d’oro maggiore (Solidago gigantea), il cui controllo è necessario per la conservazione della fitodiversità della Riserva Naturale.

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