Nell’ambito della rassegna “ViVi il Verde 2018”, promossa dall’ Istituto dei Beni culturali della Regione Emilia Romagna, si svolge la manifestazione “Parco, Natura e Ben-essere” finalizzata alla valorizzazione dello storico parco pubblico di Forlì, il Parco della Resistenza.

Durante le giornate di sabato e domenica, nella parte nuova del parco sono presenti alcuni stands di artigianato creativo, mentre la parte alta, prospiciente la fontana, è dedicata ai florovivaisti, alle attrezzature da giardino, al laboratorio di coltivazione e cura delle rose, ed alle potature aeree degli alberi da parte di professionisti specializzati.

Qui è presente anche il gazebo di Oltre il Giardino, presso cui si svolge la raccolta firme che ha lo scopo di candidare il Parco della Resistenza a “Luogo del Cuore” FAI 2018.

Il nostro gazebo è anche il punto di partenza per le visite guidate gratuite al parco storico, in compagnia della guida ambientale Paolo Laghi, una vecchia conoscenza per chi ricorda la nostra escursione alla riserva naturale di Scardavilla.

La visita comincia davanti al busto di Giuseppe Gaudenzi, il mazziniano sindaco di Forlì dal 1919 al 1922.

Percorrendo i viali del vecchio (e un po’ trascurato) parco, Paolo comincia a raccontarcene la storia.

Realizzato nel 1816 su disegno dell’architetto L. Mirri, il giardino faceva parte di un gruppo di opere di riqualificazione dell’area intorno a Porta Cotogni, che ai tempi era aperta campagna. Di concezione illuministica, il giardino pubblico rispecchiava una delle nuove tipologie urbane che stava prendendo piede in Europa. In Italia generalmente, nonostante il rapido diffondersi dell’impianto all’inglese, prevalse il modello all’italiana, ordinato e dunque più adatto al passeggio e al transito delle carrozze. Dieci anni più tardi, dopo la morte di gran parte delle alberature per via del terreno argilloso e pesante, reso asfittico dalla permanenza di acqua stagnante, i forlivesi decisero di procedere al completo rifacimento del giardino.

L’intervento dell’ingegnere comunale G. Santarelli apportò un completo cambiamento all’assetto originario: l’area del giardino fu ridotta e innalzata al fine di ottenere un miglior drenaggio delle acque piovane; furono divisi i percorsi pedonali da quelli carrozzabili ed edificato un fabbricato di servizio in fondo al viale centrale, innalzando la parte finale del giardino. Fortunatamente il progetto di modifiche del ventennio non fu mai realizzato; negli anni 70 invece, un intervento di ampliamento ha allungato l’area fino a viale Spazzoli, lasciando pressochè intatta la parte storica.

Le fruttificazioni del Cedro si chiamano ‘coni’ (ma noi li abbiamo sempre chiamati pigne!).

Una piccola e non comune Orchidea profumata ha cominciato a diffondersi in alcuni punti del prato, sotto la chioma degli alberi.

E per finire uno sguardo su in altro, tra i rami di questo Tiglio secolare, che in maggio riempie l’aria del suo profumo

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