Dalla seconda decade di marzo ai primi di aprile, quando è al culmine la fioritura delle Camelie (C. japonica), è il momento giusto per visitare il Camellietum Compitese e la mostra “Antiche Camelie della Lucchesia”, che si tiene annualmente a sant’ Andrea del Compito (Lu), un piccolo borgo di vecchie case di pietra, stretti vicoli, orticelli e muretti a secco, una torre di segnalazione del XIV secolo e antiche ville nobiliari.

In queste zone la Camelia, arrivata a noi dall’estremo oriente, ha trovato una delle sue terre d’elezione, favorita dall’acidità del terreno, dalla ricchezza di acque e dal microclima della zona, umido, fresco, e soprattutto senza i bruschi sbalzi di temperatura che danneggiano le fioriture.

La pianta appartiene al genere delle Theaceae, ha foglie lucide e coriacee, è sempreverde e in natura forma grandi cespugli o alberelli che raggiungono gli 11 metri.   Il fiore, dalla bellezza scultorea, è raramente profumato ed ha una grande variabilità di forme (può essere doppio, stradoppio o a ‘fior d’anemone’) oltre che di colori – dal bianco fino al rosso più cupo, al giallo e al variegato – con infinite sfumature intermedie.

          

In natura esistono circa 250 specie spontanee di Camelia, tra cui la C. sasanqua che fiorisce dall’autunno inoltrato fino ai mesi più freddi dell’inverno, la C.sinensis cioè la ‘pianta del tè’, e la più diffusa C.japonica, la prima a giungere in Europa nel 1739, in un giardino botanico inglese; in Italia la prima Camelia giunse invece pochi decenni dopo e fu messa a dimora nel parco della reggia di Caserta.

Da fine ‘700 e per tutto il secolo successivo le navi inglesi e portoghesi di ritorno dalla Cina ne importarono in Europa diverse varietà, che gli appassionati iniziarono ben presto a collezionare ed incrociare tra loro ottenendo migliaia di ibridi e cultivar; tale attività è tuttora in corso e porta alla creazione di sempre nuovi ibridi, catalogati nel registro internazionale delle Camelie.   In Italia nel 1966 è stata fondata la Società Italiana della Camelia, che ha intrapreso una capillare attività di divulgazione e di ricerca, per il recupero e l’identificazione delle nostre vecchie varietà ancora senza nome.

         

Il secolo d’oro delle Camelie fu l’800, quando divennero di gran moda, fino ad essere addirittura oggetto di una ‘cameliomania’, ed entrarono come motivo di ispirazione nel costume, nella letteratura e nella musica ( “La dama delle Camelie” di Dumas, “La traviata” di Verdi), ma divennero anche motivo di vanto, nei parchi delle più prestigiose ville lucchesi e non solo, dell’epoca.

Dopo un periodo di progressivo disinteresse, negli anni recenti sono tornate di moda grazie all’adattabilità ai nostri climi, alla bellezza del fogliame sempreverde e della fioritura, che può coprire un prolungato arco di tempo, da autunno inoltrato a metà aprile, a seconda delle varietà.

La nostra passeggiata segue un itinerario circolare, partendo dal Centro culturale Compitese, che ospita esposizioni di fotografie, artigianato, degustazioni di tè, manifestazioni artistiche legate a questo fiore, e naturalmente piante di Camelia in vendita per i visitatori.

         

La guida ci accompagna attraverso i vicoletti del paese, fino alla Chiusa Borrini, antica villa circondata da una cinta muraria, dove il lucchese Angelo Borrini, medico alla corte del duca di Borbone e appassionato di scienze naturali, iniziò a collezionare, coltivare e ibridare le sue amate Camelie.   Le piante sono oggi divenute ormai monumentali, dei veri alberi centenari, sotto i cui rami fioriti i visitatori passeggiano col naso all’insù, osservando attraverso la luce che filtra a fatica la lucentezza delle foglie, e le infinite sfumature di colore dei fiori

         

In questo parco un discendente degli antichi proprietari, Guido Cattolica, ha creato una collezione permanente di Camelie, riproducendo tutte le antiche varietà dei giardino della villa, e creando in 30 anni di attività oltre cento nuovi ibridi di Camelia.   Qui è conservata anche una rara specie di Camelia proveniente dal Vietnam e scomparsa in natura in seguito alla guerra.   Oltre a questo lavoro di ricerca, Guido Cattolica ha dato avvio anche alla coltivazione della Camelia Sinensis – cioè la pianta del tè – nella prima e unica piantagione italiana, arrivando con il tempo ad ottenere una piccola produzione di tè di ottima qualità.

        

La nostra passeggiata attraversa un ponticello sopra un torrente, in un angolo fra i più suggestivi del paese, fino a giungere ad una zona boscosa e lussureggiante ricca di acque e sorgenti, alla base di una collina

        

Qui, nel 2002 la comunità di S. Andrea – Pieve di Compito, di concerto con l’amministrazione comunale di Capannori, decise di creare il Camellietum Compitese, un giardino dedicato alla conservazione di tutte le varietà presenti in Toscana a partire dall’Ottocento.   Dagli anni successivi in poi la collezione ha iniziato ad ampliarsi, accogliendo piante provenienti dai parchi di antiche ville di tutta Italia e dal resto del mondo, fra le quali anche specie a rischio estinzione.

Lo scopo del parco è di conservare questo grande patrimonio botanico e di offrire ai visitatori l’opportunità di conoscere la storia e l’evoluzione di questa pianta dal punto di vista botanico; la collezione ha infatti una precisa valenza didattica, ed è organizzata secondo rigorosi criteri scientifici, in modo da far percorrere al visitatore la storia della Camelia, che si snoda lungo i sentieri del parco, a partire dalla prima Camelia arrivata in Italia (Camellia japonica) per proseguire in ordine cronologico con i primi ibridi a fiore semidoppio e doppio, per poi finire con gli ibridi interspecifici, che cominciarono ad essere prodotti verso la fine dell’Ottocento.

         

Questo giardino così speciale, per la preziosa collezione che conserva e tutela, è stato premiato con il titolo di “Garden of Excellence” che solo poche aree verdi nel mondo hanno conquistato.

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