La Riserva naturale orientata di Scardavilla, nelle prime colline forlivesi, tutela un lembo di bosco di estrema importanza, essendo ciò che rimane delle antiche formazioni forestali che ricoprivano la fascia collinare romagnola, dove trovano rifugio specie vegetali e animali ormai divenute piuttosto rare. Dell’area protetta fanno parte due antichi complessi monastici, le cui vicende storiche sono strettamente legate a quelle del bosco.

La struttura più antica del complesso conventuale è stata oggetto di attenti restauri da parte dei proprietari (foto 1) mentre il complesso di Scardavilla di sopra – ultimato nel 1733 e costituito da una chiesa in stile barocco con palazzo antistante – risulta in stato di avanzato degrado.

L’attuale proprietaria accoglie il gruppo di visitatori all’interno di una vasta sala a pianterreno, e racconta le più importanti vicende storiche del luogo (foto 2)

Il monastero si trova lungo una delle più antiche e importanti vie di comunicazione, fin dai tempi dei romani, tra Roma e l’Adriatico, ma i secoli di più intenso transito furono quelli che comprendono le crociate ed pellegrinaggi dal nord Europa verso Roma.

Nella foto 3, la proprietaria, disponibile ed ospitale, racconta un particolare ricco di significati simbolici : la chiesa è orientata in modo che nel giorno dedicato alla Vergine di S.Maria di Scardavilla – il giorno dell’equinozio di primavera –  il sole al tramonto attraversi il rosone della facciata e illumini l’altare e l’affresco della Vergine, recentemente ritrovato.

Il primo insediamento monastico è datato intorno al 1200 come distaccamento del convento di Santa Maria, della diocesi di Bertinoro. Nel  XVI secolo il monastero passa sotto il controllo dei monaci camaldolesi che contribuiscono in maniera determinante al mantenimento dell’integrità del bosco, essendo questa una delle regole principali della congregazione. I monaci poi costruirono un nuovo eremo sul vicino monte Lipone: il nuovo eremo era circondato da un esteso querceto secolare e un ampio viale congiungeva i due nuclei; una imponente cinta muraria di un paio di chilometri, di cui restano ruderi sparsi, circondava il complesso. Il passaggio di Napoleone e la conseguente soppressione degli ordini religiosi causò l’abbandono da parte monaci e la cessione a privati. Per il complesso di Scardavilla e i suoi magnifici boschi inizia un periodo di degrado: i privati procedono al taglio di gran parte dei boschi in favore dei campi coltivati e la seconda guerra mondiale segna profondamente il territorio, con l’ulteriore abbattimento di una gran quantità di querce secolari e la scomparsa di ampie zone del bosco.

L’intera area di Scardavilla, di circa 30 ettari, diventa riserva regionale nel 1991; da allora un regolamento limita fortemente ogni attività umana, disciplina le attività di ricerca scientifica e gli accessi dei visitatori (per entrare è necessaria un’autorizzazione del comune di Meldola). Questa opera di tutela ha portato a un utilizzo più ecosostenibile dell’area e già si riscontra una ripresa del popolamento animale e vegetale.

Nella foto 4, il gruppo in direzione di Scardavilla di sopra, tra vigne e margherite in fiore

La storia geologica di questa area, che ebbe come risultato la formazione di terreni insolitamente acidi per questa zona, e l’evoluzione climatica nel corso di secoli e millenni, hanno lasciato tracce importanti sulla flora locale, attraverso la presenza di veri e propri ‘relitti vegetali’, a testimonianze della lunga storia naturale della riserva. A Scardavilla infatti si possono ancora osservare piante giunte in epoche passate da regioni geografiche molto diverse e caratterizzate da esigenze climatiche altrettanto diverse: piante di clima piú mite di tipo mediterraneo, si mescolano qui ad altre di climi più freschi, spiccatamente nordiche e montane, creando una consociazione vegetale molto ricca e variegata.

Nella foto 5, Paolo – guida naturalistica ed educatore ambientale – spiega,  al centro del gruppo di  visitatori, le particolarità botaniche e faunistiche della zona

La zona a bosco, di circa 7 ettari, è popolata da Querce (in prevalenza Cerri e Rovere) Ciavardello, Orniello, Olmo e vari arbusti, tra cui Nespolo, Acero campestre, Sorbo domestico, Biancospino e il raro Malus fiorentina, soprattutto ai margini forestali.
Nel sottobosco spicca la presenza del pungitopo (Ruscus aculeatus), della Rosa canina e della Rosa gallica, ma sono presenti, nelle radure più soleggiate e riparate, anche alcuni rari e annosi esemplari di Erica arborea, di Cistus salvifolius e di Aristolochia, specie tipiche di climi mediterranei.

Foto 6 – Erica arborea in fiore (profumatissima!) Foto 7 –  Cistus salvifolius (o Cisto a fiore bianco) Foto 8  – nel prato, un fiore un tempo piuttosto comune: la Lychnis flos cuculi, dai delicati petali rosa sfrangiati

Nelle zone più fresche e ombrose è presente una flora più tipica dell’alto Appennino: Anemone sylvestris, Polygonatum odoratum e P. multiflorum, Calluna vulgaris (Erica) Lilium bulbiferum (Giglio rosso) Lathyrus niger.

Da segnalare la presenza di Ciclamini, Helleborus bocconei, Scilla autumnalis e di alcune specie rare in ambito regionale e incluse nella flora protetta, tra cui le orchidee Ophrys apifera e Orchys purpurea

La riserva è stata oggetto di un approfondito studio da parte di Pietro Zangheri (1889-1983), famoso naturalista forlivese, che vi censì oltre 350 specie vegetali fra cui ventun specie di orchidee (delle quali rimangono attualmente solo 7/8 specie)

Scardavilla conta anche una notevole quantità di specie animali, sia mammiferi che uccelli, in particolare i rapaci notturni. Nei piccoli stagni sono presenti molti anfibi (tritone, raganella, rana dalmatina)

L’attrattiva più interessante del bosco, per quanto riguarda le specie animali,  è sicuramente la grandissima varietà di invertebrati, tra cui il cervo volante (Lucanus cervus) uno dei coleotteri più grandi esistenti in Europa: le uova vengono deposte alla base di vecchi alberi e legni marcescenti, specialmente di querce.

Al termine della passeggiata attraversiamo questo prato pieno di Orchidee purpuree in procinto di sbocciare

E finalmente inizia l’ “Hanami a due passi da casa” : si stendono i teli sul prato… si aprono i cestini, ci si scambiano torte salate, piadine, salame, raviggiolo, dolci, dolcetti e vino (l’ Hanami romagnolo non è proprio contemplativo come da tradizione giapponese, si direbbe più mangereccio e ciarliero…) così si chiacchiera e si dormicchia un po’ al sole.

La giornata si conclude qui, sotto i ciliegi ancora in fiore e sotto un sole imprevisto, ma molto gradito.

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