Domenica 26 marzo il prof. Fabio Semprini ci accompagna nell’osservazione dell’ambiente costiero, tipico di alcuni tratti della costa romagnola, partendo dal lembo meridionale della pineta di Classe.

La pineta di Classe è un bosco demaniale impiantato pochi decenni fa nella fascia perilitorale, divisa in due parti dal canale Fosso Ghiaia. Il suo interesse ecologico e la biodiversità sono inferiori a quelle della più matura pineta di Cervia che visiteremo successivamente, ma presenta un interessante e ormai rarissimo ambiente di dune costiere e depressioni retrodunali, abitate da una flora del tutto insolita, e costituisce un importante biotopo facente parte del Parco regionale del delta del Po.

Innanzitutto il prof. Semprini spiega la conformazione del complesso sistema – dinamico perché continuamente sottoposto all’azione del vento e delle mareggiate – delle dune, delle aree retrodunali e della prima linea alberata in modo stabile: sono ambienti estremi, molto aridi e drenati, talvolta inondati dalle acque salmastre e continuamente spazzati dal vento, che trasporta granelli di sabbia e aerosol marino.

Qui la formazione delle comunità vegetali è spesso molto difficile, e solo poche specie altamente specializzate riescono a viverci: sono le piante “psammofile”, ovvero le piante delle sabbie, che hanno adottato particolari adattamenti morfologici e fisiologici, come ad esempio radici molto profonde per raggiungere l’acqua dolce, rosette basse o portamento prostrato per sottrarsi all’azione del vento, ma con germogli a diverse altezze per evitare il seppellimento da parte della sabbia, foglie cerose, molto strette, spinose o coperte di fine peluria argentea per limitare al minimo l’evaporazione, steli coriacei e flessibili per opporre meno resistenza al vento e fermarne l’intensità.

Intercettata dalle piante psammofile che crescono sulla sabbia, i granelli si depositano alla loro base e così, progressivamente nel corso del tempo, ha luogo la crescita delle dune. Senza queste piante pioniere le dune non potrebbero costituirsi naturalmente, in quanto senza la loro azione intercettante, i venti trasporterebbero la sabbia molto più all’interno ed in maniera molto più dispersa.

All’azione di consolidamento della duna contribuiscono diverse specie, come Echinophora spinosa, Medicago marina, Reseda alba, Calystegia soldanella, (la Campanella di mare) varie Euphorbie ecc.; qui è presente anche una popolazione di Pancratium maritimum o giglio di mare, certamente non autoctono ma introdotto dall’uomo

Dalla prima linea procedendo verso l’interno, le condizioni ambientali diventano via via meno estreme e permettono l’installazione di una comunità vegetale più stabile, tra cui l’ Eryngium maritimum dalle foglie spinose e quasi cerulee, ma soprattutto una graminacea, l’ Ammophila arenaria, la principale specie colonizzatrice e stabilizzatrice, che forma un efficace ostacolo alla sabbia trasportata dal vento, trattenendola nei suoi densi cespugli

Progredendo ulteriormente verso l’interno, le dune successive sono popolate da una comunità più stabile in cui compaiono anche arbusti, come Hippophae rhamnoides (Olivello spinoso) Juniperus communis (Ginepro) Tamarix (Tamerici) e rade erbacee, annuali, perenni o biennali: Scabiosa argentea, Silene, Oenothera biennis di origine non autoctona, Lagurus ovatus dai caratteristici piumini.

Solitamente nella successione delle formazioni costiere, compaiono alle spalle delle dune anche aree di depressione interdunali, cioè avvallamenti allagati situati tra due o più cordoni di dune, in cui l’acqua emerge dal terreno formando pozze poco profonde, a volte permanenti o più spesso solo temporanee, che ospitano tipi diversi di vegetazione igrofila a seconda del grado di inondazione e della concentrazione salina delle acque; si tratta principalmente di alcune varietà di giunchi: Juncus maritimus, Juncus effusus, Phalaris arundinacea.

L’erosione marina spesso distrugge le prime dune causando una sovrapposizione e una compenetrazione tra le comunità vegetali, creando danni spesso irreversibili alle vegetazioni ed ai boschi retrostanti, che infatti mostrano spesso chiome bruciate dalla salsedine e dai venti freddi; anche le radici dei pini, ormai in posizione troppo avanzata, subiscono gli effetti di una salinità elevata.

La pineta di Cervia si differenzia dalla precedente per alcuni aspetti: è più arretrata rispetto alla linea della costa ed appare subito più ricca di biodiversità, essendo rimasta ininterrottamente emersa rispetto alle acque del mare dai tempi della sua formazione, a differenza delle altre.

Pur essendo piuttosto frequentata è possibile coglierne gli aspetti più maturi e spontanei nei lembi dell’originario bosco di querce o lecci, e in gran parte della componente arbustiva: Phyllirea, Rhamnus alaternus, Laurus nobilis (alloro) Lonicera etrusca, Crataegus monogyna (biancospino) Ruscus aculeatus (pungitopo) Clematis flammula ecc. ; qui i Pini sembrano godere di condizioni di salute migliori, essendo meno esposti ai venti salmastri.

La zona più interessante di questo tratto di pineta è costituita dalle dune fossili, cioè quel che rimane degli antichi complessi dunali consolidati, che si presentano come rilievi o piccole collinette ormai sepolte sotto una fitta vegetazione.

Nella pineta è presente anche un esemplare di Smilax aspera, un bel rampicante dalle foglie cuoriformi molto insolito nei nostri climi.

Qui alcuni cenni storici sulla nascita e l’evoluzione nel corso dei secoli delle nostre pinete litoranee

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