Domenica 16 ottobre, con la guida degli amici dell’associazione ” I Meandri ” di Forlimpopoli, in una bella giornata di sole, si va in passeggiata lungo il corso del fiume Ronco, un’area naturale molto suggestiva e sorprendentemente ricca di flora e fauna, ma molto fragile e costantemente minacciata dalle attività umane.
Il corso del fiume Ronco si snoda in una pianura fortemente antropizzata, ma risulta essere tuttavia un ambiente ecologicamente interessante – è infatti classificato come sito di importanza comunitaria (SIC)- in quanto funge per numerose specie animali e vegetali da corridoio ecologico che collega l’Appennino alla pianura romagnola, fino al mare.
Acqua corrente e piccoli bacini stagnanti, boschi ripariali spesso intricatissimi, cave di ghiaia, boscaglie, prati e campi
coltivati, offrono riparo a numerose specie faunistiche: Martin pescatore, Tarabusino, Gruccione e Airone cinerino tra gli uccelli, raramente il Cavaliere d’Italia, e poi Testuggine e Tritone tra gli anfibi, e piccoli mammiferi come la Puzzola e l’Istrice, sono ospiti abituali o piuttosto frequenti.
I boschi ripariali, che spesso rimangono a lungo sommersi dall’acqua del fiume, sono composti per lo più da Salice bianco, Pioppo nero o bianco, e la vegetazione palustre comprende la più comune Typha latifolia, la salcerella ( Lytrum salicaria ) la canapa acquatica ( Eupatorium cannabinum ) il cardo dei lanaioli ( Dipsacum fullonum ) ma anche Orchidee selvatiche, Clematis flammula, varie Graminacee e alcune altre specie ormai divenute poco comuni.
Un altro motivo di interesse è legato alla presenza di tracce storiche: due arcate di un ponte romano presso Selbagnone, due querce plurisecolari in zona Magliano, l’acquedotto Spinadello che fino agli anni 80 portava acqua potabile fino al Lughese, le vasche di decantazione dell’ex zuccherificio SFIR, mentre Villa Paulucci-Merlini (metà del ‘700) è nota per un parco ricco di esemplari monumentali, in particolare, un Cedro del Libano, un Pino Laricio e un Ginkgo biloba.
In alcuni punti si passa sotto un tunnel verde scuro, con vegetazione molto fitta, rovi e liane di edera che pendono dagli alberi, mentre si sente lo scorrere delle acque e si passeggia costeggiando campi coltivati.
Le vasche dell’ex Sfir sono ora divenuti stagni, in cui una variegata avifauna trova facili luoghi di sosta ed anche di nidificazione. Oggi purtroppo gli aironi, che spesso qui vengono avvistati, se ne sono stati rintanati tra le canne palustri, tranne due; gli altri non avevano voglia di farsi ammirare

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