Tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni ’60 ed oltre del secolo scorso, complesse dinamiche economiche e sociali hanno causato lo spopolamento degli insediamenti rurali del nostro Appennino: interi borghi disabitati e casolari sparsi punteggiano le colline, a volte quasi completamente diroccati e ormai semisepolti dalla vegetazione.
Ma alcuni di questi fortunatamente sono ancora ben conservati e presentano caratteristiche costruttive comuni a tutta l’edilizia rurale della Romagna collinare: costruiti in diretta continuità con l’ambiente circostante, per lo più con pietre del posto, si tratta di edifici semplici che si adattano morfologicamente alla conformazione del terreno, sempre circondate da strutture funzionali alle attività agricolo pastorali, come stalle, fienili, forni, lavatoi.
Talvolta questi edifici si raccolgono a corte attorno ad una casa padronale, che presenta caratteristiche architettoniche più nobili ed elaborate, per lo più di stile toscaneggiante (siamo infatti nella cosiddetta Romagna toscana). Stemmi gentilizi sulla facciata principale, cornicioni delle finestre e portali d’ingresso in pietra serena sono gli elementi decorativi che ricorrono più frequentemente.
La nostra escursione inizia dalla provinciale tra Portico di Romagna e Tredozio, dove si diparte una strada sterrata che ci porta fino all’abitato di Cannetole, un bel nucleo rurale con la chiesa parrocchiale di Sant’Eustachio, un rustico giardino raccolto tra le case – un melo in fiore, vecchie rose e una vasca di pietra – la casa padronale, di aspetto ottocentesco ma di fondazione più antica, con torre colombaia ed altri edifici di servizio, attorno ad una corte erbosa.
Dietro il campanile e quasi addossato alla chiesa – che non sembra per nulla disturbata da questa incombente presenza – c’è il Sequoiadendrum giganteum, (imponente come ci si aspetta da una vera Sequoia americana!) ed un altrettanto maestoso Cedrus. La nostra amica Carla, in piedi accanto alla Sequoia, ci aiuta a capire le dimensioni del tronco, poco distante un Biancospino in fiore di notevoli proporzioni, col tronco del diametro di circa 40 cm.
Il nostro prezioso cicerone, Gastone Greggi, abbracciato al tronco di un Pino e vecchi meli inselvatichiti in mezzo al prato, poi di nuovo sulla strada che da Portico di Romagna conduce a Tredozio : al termine di un viottolo fiancheggiato da due filari di alberi e da una vigna…si trova il piccolo borgo di Montalto, un nucleo di edifici rurali riuniti a corte attorno alla dimora signorile appartenente fin dal XV° secolo agli attuali proprietari. Il palazzo, non visitabile, conserva interni interamente arredati con mobili d’epoca, ampi camini e trofei di caccia; sulla torretta, una meridiana recentemente restaurata.
Nel borgo, un vecchio glicine dal tronco nodoso e in piena fioritura allunga i rami ad abbracciare i muri delle case, formando sopra la corte lastricata un ampio ed accogliente pergolato, profumatissimo e spettacolare.
E ora a tavola!
Nel primo pomeriggio, visita a Palazzo Fantini, un insieme di costruzioni di varie epoche, la cui struttura originale risale al ‘600; nel cortile interno una loggia chiusa da vetri decorati fungeva da passaggio coperto tra due corpi dell’edificio, mentre il muro che fiancheggia il giardino è dipinto a vivaci fasce bicolori giallorosse, la tradizionale decorazione degli edifici ad uso agricolo.
Il parco, che fa parte del circuito ‘Grandi Giardini Italiani’, è un giardino formale all’italiana, di impianto ottocentesco, con le siepi di bosso, la vasca con ninfee, i vialetti di ghiaia bianca, i grandi esemplari di Lecci, Ippocastani, Tigli e maestosi Cedri
Le aiuole ospitano rose antiche, annuali ed altre piante ormai fuori moda, come le Bergenie, le Dahlie, le Begonie, e la Canna indica; alcune di queste attualmente sono ancora ricoverate nella grande serra a vetri in fondo al giardino.
Per finire, ancora alcuni angoli dal fascino d’altri tempi

3 Aprile tra Forlì, Forlimpopoli e Bertinoro

Ecco qualche bella immagine dell’escursione effettuata il 3 aprile 2016, guidati dal dr Gastone Greggi, alla scoperta di monumenti verdi e testimonianze storiche del nostro più o meno recente passato agricolo, nella zona tra Forlì (Ronco) e Bertinoro, passando per Forlimpopoli (Selbagnone).
Nelle foto a seguire, scattate dall’amica Donatella Fenu, alcuni dei ‘Tesori verdi’ che abbiamo avuto occasione di ammirare:
la siepe di Acer campestre (Opi) pazientemente curata dal proprietario, in via Seganti a Forlì in via Giulio II, ai confini di Forlimpopoli, la capannina, sempre di Acer campestre (Opi) già esistente all’acquisto della proprietà e poi sapientemente mantenuta dai signori Pieri-Cabrini…gli stessi che potano magistralmente questo Glicine trentennale e conservano con cura vecchi fabbricati rurali come questo bel silo cremasco, costruito tra le due guerre per la conservazione dei mangimi, ed utilizzato una volta soltanto!
Le tre immagini successive sono state scattate nel parco di villa Paolucci a Selbagnone, di cui il proprietario, signor Vitali, ci ha gentilmente fatto visitare quello che resta, e si impegna ora a recuperare, di un giardino in cui svettano alberi interessanti per età (250 anni…) ma anche per armonia di forma, come il gigantesco Cedro del Libano (che seppur danneggiato dalla nevicata del 2012 resta uno dei più begli esemplari d’Europa) ed il monumentale Ginko biloba.
La visita si è conclusa ai piedi di Bertinoro, dove il nostro esperto di civiltà contadina, Roberto Santolini, ci ha aiutati ad immaginare una campagna ancora ritmata dell’alternarsi di campi e filari di viti maritate agli alberi, nella classica piantata romagnola di cui abbiamo un esempio nella penultima foto. Poco distante, abbiamo trovato lo splendido viale di Gelsi (ormai poco curato) di una proprietà dei conti Guarini.
Il tragitto tra un luogo e l’altro è stato compiuto in auto, ma un folto gruppo guidato dal socio Ivano Zecchini l’ha percorso tutto eroicamente in bicicletta, come testimoniato dal portabandiera Vidmer Valmori!

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